Un’esplorazione del programma PICS tra donne mozambicane
- 8 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 apr
Autore: Sonia Paulo Mavunja
Il progetto di ricerca, sviluppato nell’ambito di una tesi, analizza le scelte di carriera delle donne mozambicane attraverso l’integrazione di una prospettiva psicodinamica e dell’analisi dei fattori socio-culturali che ancora oggi limitano l’accesso femminile alle opportunità formative e professionali.
Al centro dello studio vi è il modello PICS (Psychodynamic Intervention for Career Strategies): un intervento psicodinamico di gruppo, evidence-based, ispirato alla psicoanalisi applicata ai contesti sociali. In questa prospettiva, la carriera non è intesa come una semplice traiettoria professionale, ma come un processo di costruzione identitaria profondamente influenzato da dinamiche inconsce, ruoli di genere interiorizzati e condizioni di vulnerabilità strutturale.
L’intervento mira a portare alla luce le dinamiche inconsce che orientano il modo in cui le donne si rapportano al proprio percorso di vita e di lavoro.
La ricerca ha coinvolto dieci donne in età lavorativa, residenti in Mozambico, attraverso interviste narrative analizzate con l’Analisi Emozionale del Testo (AET), supportata dal software T-LAB.
I risultati evidenziano un processo di trasformazione dell’identità: da una dimensione tradizionale, centrata sulla cura e sui ruoli familiari, verso una prospettiva più orientata all’autorealizzazione attraverso il lavoro. Questo passaggio si articola in tre configurazioni emotivo-simboliche, che strutturano l’esperienza lavorativa e orientano le scelte professionali.
La prima configurazione è caratterizzata dall’adattamento normativo e dalla disciplina: un universo simbolico fondato sulla cura, sull’identità familiare e sulla continuità dei ruoli. In questo assetto, la tensione tra appartenenza e autonomia si risolve spesso nella conformità a modelli tradizionali, capaci di garantire stabilità e riconoscimento, ma al prezzo di una limitata espressione del Sé.
La seconda configurazione è attraversata da un conflitto più esplicito tra aspirazioni personali e vincoli familiari: qui il controllo emotivo e la disciplina funzionano come strategie di adattamento efficaci, ma comportano una compressione della vita affettiva e una forma di vulnerabilità silenziosa.
La terza configurazione si orienta, invece, verso la trasformazione e l’autonomia, esprimendo una tensione all’emancipazione e al cambiamento sociale mediata dalla competenza professionale; tuttavia, questo slancio resta spesso ancorato al bisogno di riconoscimento istituzionale, più che a un pieno radicamento affettivo del Sé.
L’analisi fattoriale mostra come le scelte di carriera siano profondamente attraversate da vissuti di colpa, paura della trasgressione e auto-limitazione delle aspirazioni, accanto alla presenza ( ancora in parte inespressa) di risorse di agency e resilienza.
Il ruolo sociale svolge una funzione protettiva e legittimante, ma, al contempo, mantiene una scissione tra autonomia esterna e dipendenza interna, ostacolando una piena progettualità professionale.
Un elemento cruciale del percorso di ricerca è stato offrire alle partecipanti uno spazio di espressione della soggettività e dell’emotività: condizione necessaria per sostenere processi autentici di trasformazione.
In questo quadro, gli interventi di orientamento ed empowerment, come il PICS, si configurano come strumenti particolarmente efficaci: capaci di integrare dimensioni psicologiche e culturali, rafforzare la capacità decisionale, promuovere l’inclusione socio-economica e valorizzare il capitale umano. Inoltre, offrono modelli di intervento replicabili nell’ambito della cooperazione internazionale, contribuendo concretamente agli obiettivi di parità di genere e sviluppo sostenibile in contesti vulnerabili come il Mozambico.
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